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Ceramica dorata
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La ceramica dorata presenta la superficie rivestita con uno strato di ocra gialla intenso che copre uniformemente la superficie dei vasi, destinati ad una ricca clientela che vuole acquisire prodotti imitanti recipienti in bronzo dorato o lamina aurea. La tecnica prevede l’applicazione del colore a freddo con un legante, o direttamente sull’argilla oppure su uno strato di preparazione biancastro, steso prima della essiccazione del vaso. Di produzione tipica canosina le poche forme: oinochoai, kantharoi, phialai, patere con manico antropomorfo, lucerne, pissidi, una sorta di selezione rispetto alla varietà della produzione metallica, a cui si ispira. Prodotta in un arco di tempo molto limitato, tra la metà del IV secolo a.C. e gli inizi del III secolo a.C., con una massima concentrazione nel ventennio 340 – 320 a.C. Si tratta di vasi ad esclusiva destinazione funeraria, come attesta la loro diffusione precipua nei corredi di grandi ipogei e come suggerisce la decorazione decisamente delicata ed instabile, non adatta ad un uso da mensa, insieme alla realizzazione di vasi non funzionali, spesso privi di fondo. Le forme ricorrenti per eccellenza sono sicuramente la patera con manico configurato a kouros, oggetto circolante nella Magna Grecia nel V secolo a.C., e la oinochoe di forma 6, estranea alla produzione magnogreca e più vicina a quella etrusca. Spesso rinvenute associate, riprendono lo schema compositivo che unisce, nei corredi funerari, brocca e bacile, collegandosi fondamentalmente alla sfera cultuale-rituale funeraria. 

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